Harbour informations about: Warehouse

During the Crusades, the participants who helped on capturing Akko, received parts of the city where they set their own quarters, street or piazza with its own courthouse, parish church, as well as warehouses (Genovese, Pisan, Venetian, Templar, Hospitallier, etc.). Each quarter was administrated by its own representative and their head exercised like a consular power. The customs taken by the city of Akko on the trade that passed through formed the principal revenue of the city.




Akko


A massive wall found on the sea floor connected the breakwater with a round tower at the southern corner of Khan el-Umdan, interpretable as a warehouse.




Akko


Von der Landseite des Hafens ist kaum etwas bekannt. In der Nähe der westlichen Mole sind hier wenige Reste möglicher Speicherbauten zu nennen. Die  gewölbten Kammern (vermutlich Magazine, im Volksmund "le grotte") besaßen sicherlich wie auf Münzbildern überliefert seeseits eine Portikenfront (s. auch. Centumcellae, Aquileia, Terracina, Leptis Magna).




Anzio


Hinter dem in zwei Ebenen angelegten Kai erstreckte sich parallel zu diesem ein langstrecktes Magazingebäude mit vorgelagerter Portikusfront (s.auch Centumcellae, Anzio, Leptis Magna). Der längliche Plan wird zweimal durch zwei Rampen unterbrochen, welche die tiefergelegene Kaiebene mit der Stadt verband. Das Gebäude wird anhand seiner Bautechnik in die claudische Zeit datiert (1.Jh. n.Chr.). Die Lagerräume öffneten sich zum Hafen. Die Front wird unterschiedlich rekonstruiert.





Aquileia


The South Island was artificially connected to the fort promontory by a rampart or a bridge. Its face was quarried and leveled in order to get a large rectangular building of which only the S-E corner survived which is supposed to be a warehouse. Its base was quarried into the rock. In the southern part of the structure survived two or three ashlars header courses.




Atlit


Josephus describes the inner harbor as "having deep anchorages in its innermost recesses for ships and goods".

In the excavations carried out by A. Negev in 1962, a large arched vault was exposed, cleared and identified as a warehouse, belonging to the Inner Basin. The excavations carried out in 1976 revealed that the eastern quay of the inner basin runs for about 250 m, on the SSW-NNE axis. Major excavations carried out in the Inner Basin between 1991 and 1996, revealed its most part, but constant excavations still go no. Excavations made on three sides of the original quay made possible to identify the extent of the basin within the limits of the inner harbor. To the south, the course of the quay is very similar to that of the Crusader fortification, and it runs for about 150 m from the present diving club to the southeast (near the South Gate of the Crusader City).




Caesarea


Teilweise sind die den Kaianlagen parallel verlaufenden Magazinbauten im Kern der renaissancezeitlichen Umbauten erhalten Geringe Retikulatmauerwerke der Magazine




Civitavecchia


Although no structures of the ancient port have been found, there is indirect evidence of a landing station. There are, for example, the ‘warehouses’ at the La Plaiderie site, which consist of two large stone-buildings. Finds from the site confirm that wine, oil, garum (a fish sauce) and other Mediterranean produce were shipped here and then most likely stored in these buildings. The illustration shows an artist's impression of a harbour scene, unloading a cargo of amphorae. No tangible evidence for a pharos or light house survives but there must have been some form of navigation beacon to guide ships to the landing place.




Guernsey


West of the southern breakwater there is architectural evidence of Roman buildings that probably formed part of the ancient warehouses.

Southeastern of the remains of the warehouses there is a series of six large, rectangular basins, that were linked to each other and to the sea with channels. According to the excavators, these constructions formed part of a fish tanks system.




Kenchreai


Die besterhaltene Ladenzeile ist auf der Ostseite zu sehen. Sie ist von einer Kolonnade begrenzt und weist 20 parallele Räume verscheidener Größe auf, welche sich zum Hafen hin öffnen (zu den Magazinen vgl. Ostia, Aquileia).




Leptis-Magna


Die Strukturen der bisher bekannten Bauten in nächster Nähe der ehemaligen Küstenlinie liegen heute ca. in 2.50 bis 5.00 m Tiefe und gehören vermutlich zu Speicherbauten (horrea).




Miseno-Puteoli


Proseguendo lungo via A. Guidoni verso l’imbocco dell’autostrada Roma-Fiumicino, sulla destra, si incontra l’area archeologica di Monte Giulio, da cui si gode una bella visuale su buona parte dell’area più interna del bacino del porto di Claudio e dove sono state messe alla luce altre strutture che si affacciavano sul bacino: una cisterna, delle terme e alcuni magazzini. Tali edifici, le cui fondazioni sarebbero in fase con la costruzione del molo destro, sono databili al tardo II secolo con riprese più tarde.


Ostia-Claudio


Sarebbe stato impossibile inviare a Roma in una sola volta tutti i carichi che arrivavano nel porto. La sola soluzione pratica era quella di immagazzinare il grano e inviarlo poco per volta nella capitale con delle imbarcazioni fluviali.
Quattro grandi horrea possono essere identificati quali magazzini per il grano a Ostia e l’emblema del modius sull’ingresso di un’altra costruzione che però è stata largamente distrutta dal fiume può costituire l’indicazione per un quinto granaio.

I cd. Horrea di Hortensius, a sud del Decumano di fronte a teatro, sono uno di questi granai. Gli altri si trovano vicino al fiume. Tre di essi presentano la stessa planimetria. Le stanze di immagazzinamento si aprono sui quattro lati di un colonnato o di un portico che circonda un ampio spazio aperto. La capacità di immagazzinamento è aumentata dall’aggiunta di un secondo piano che ripete la pianta del piano terra.
Gli Horrea Antonini (della fine del II secolo) si rifanno alla pianta dei magazzini traianei nel porto di Traiano: gli ambienti d’immagazzinamento si affrontano in una serie di blocchi, e l’area aperta tra i blocchi è ristretta.
Due dei magazzini per il grano vennero costruiti poco dopo il completamento del nuovo porto; i Grandi Horrea vennero ricostruiti nel tardo II secolo per raddoppiare la loro capacità e un quarto venne probabilmente aggiunto sotto Commodo.
Non tutti gli horrea di Ostia erano utilizzati per il grano, ma magazzini temporanei dovevano anche essere previsti per l’olio e il vino e per altre merci.

 



Ostia-Fluviale


I magazzini traianei vennero progettati e iniziati con il nuovo porto, ma completati nell’arco di ottant’anni.
Il terreno poco coerente su cui vennero costruiti fu consolidato da una fitta trama di cassoni in muratura, colmati con le terre dello scavo del bacino esagonale.
I magazzini furono costruiti a blocchi. Una serie di corridoi e cortili interni facilitavano la distribuzione, mentre un sistema di rampe permetteva il trasporto dei carichi ai piani superiori.



I vani di stoccaggio misurano 14 x 6 metri ed hanno una copertura a botte. A seguito di un innalzamento della falda nel II secolo si dovettero rialzare i pavimenti con "suspensurae" in muratura.


Ostia-Traiano



Il sistema di magazzini doveva fiancheggiare il bacino esagonale anche a sud e a est.


Ostia-Traiano


Nel settore nord-orientale del porto di Traiano, si trovano i magazzini cd. severiani che vennero in realtà costruiti in età adraineo-antonina (dal 114 a tutto il II secolo).

 

L’edificio, dalla inconsueta planimetria a L, fronteggiava il canale principale d’ingresso al bacino traianeo con il lato lungo mentre con il lato corto parte di un lato del bacino stesso.

Il magazzino era organizzato in modo che lo scarico, lo smistamento, lo stoccaggio e il carico delle mercanzie avvenissero contemporaneamente in ogni settore senza intralci, grazie alla distribuzione dei sistemi di rampe.
L’accesso ai vani sui vari livelli avveniva da un corridoio distributivo illuminato da finestre che garantivano anche la visibilità negli interni, aperti solo con feritoie per l’aerazione.

A differenza dei magazzini traianei qui manca la fondazione a cassoni e al posto delle volte a botte si trovano quasi esclusivamente coperture a crociera, o comunque composite. Le parti adibite a magazzino non hanno "suspensurae", perché per isolare dall’umidità si è preferito sfruttare gli interi pianterreni.
Le mura di IV-V secolo sfruttarono questo edificio sovrapponendosi a parte del lato lungo e riducendone gli spazi al pianoterra.


Ostia-Traiano


In the area of Emporion it is believed that there were five porticoes (Panagos Ch.Th., 1968, p. 224) that were used for mercantile exchange as well as for storage. Their position their form and their number has been a question among the researchers of Piraeus, while the latest excavation results form a more consistent image of their layout (Steinhauer, G.A., 2000,p.83-84). Among them was the famous "Makra Stoa" that was built during Periklis’ time and served as the grain market, the "Deigma", the business center that was used for the exhibition of sample of the imported merchandise as well as the place that housed all the banks. The position of "Makra Stoa" is now believed to be at the northern end of "Emporion" (at the corner of Posidonos Coast and Gounary street) while that of "Deigma" is placed in the center of "Emporion" according to an inscription found in site (Judeich, 1931, p.448).

The discovery of parts of the foundations from three of the porticoes of "Emporion" (Notara st, Philonos st, Miaouli Coast and Bouboulinas st) allow in some degree the reconstitution of the ancient coastline (fig.9), according to which (Steinhauer, G.A., 1995,p.313) the layout of the porticoes does not follow the Hippodamian web of the ancient city that enclosures the harbour – as it was suggested by the maps of Kaupert-Milchhöfer (1889), Judeich (1930), Trauvlos (1969) and Hoepfner – Schwander (1986, 1994). The inclined axis of the of the three verified porticoes prove that the best reconstitution of the ancient coastline is given by the Venetian map of 1687 (Sofou, H., 1973, p246-258, fig.112-113).




Piraeus


During the time that passed in between the expeditions and during the winter months, the triremes’ equipment was stored separately - the wooden parts (oars, masts, etc) in the ship sheds and the hanging parts (sails, ropes, cables etc) in special wooden buildings (arsenals, "skeuothekai") the existence of which is mentioned since the establishment of the dockyards (early 5th century B.C.).

In 347/346 Euvoulos introduced the idea for the revival of the Athenians’ naval power and the construction of a new arsenal that was designed by the architect Philo and was completed at the time of Lycurgus (Steinhauer, G.A., 2000,p.64).

The discovery and partial excavation of the Arsenal of Philo took place during 1988-1989 (fig 12.1). However the fame of this important building preceded its discovery due to the praising comments about the arsenal by Demostenes, Ploutarch, Strabo, Pliny, Val.Maximus and Vitruvius (Steinhauer, G.A., 1996, p.71) as well as due to the discovery, οnew hundred years earlier (1888), of a marble inscription (IG II²1668) with the detailed description of the construction and use of the building, written by Philo. The inscription was 98 lines long and allowed a detailed graphic representation of the building making it one of the better known buildings, construction wise. (Fig 12.)

The Arsenal was built between the Hippodameian Agora and the ship sheds, NE of the deepest recess of the gulf of Zea with its axis running from SW to NE (Fig.11), a direction that allows the proper ventilation of its internal space and is one of the important elements for the design of the building according to Philo. The building was 18m wide and 130m long with entrances on both its narrow sides and two colonnades of piers that divided its inner space into three aisles. The central aisle extended in the whole length and height of the building, while the side aisles were separated in 34 compartments each, they had lofts with wooden shelves that served as storage space.




Piraeus


Nel Campo Marzio nord-occidentale, tra ponte Elio e Ripetta, era la località detta "ad Ciconias nixas", dove avveniva lo sbarco del vino che veniva trasferito nei portici (forse criptoportici) del tempio del Sole di Aureliano. Rougé suppone che siano da cercare in questa zona il Portus Vinarius e il Forum Vinarium.

Qui erano anche dislocate le officine dei marmorari, testimoniate dal rinvenimento di marmi grezzi o in corso di lavorazione e i porti collegati alla produzione di laterizi, quali il Portus Corneli, il Portus Licini, il Portus Parrae e il Portus Neap(olitanus).


Roma


I lavori per la costruzione del Palazzo dell’Anagrafe negli anni 1936-1937, rivelarono un quartiere di magazzini di età traianea, costruiti interamente in laterizio e travertino. Resti simili sono stati scoperti sull’altro lato della strada (e sono ancora visibili nei cortili degli edifici moderni). Tutto questo complesso potrebbe identificarsi con un rifacimento imperiale degli (Horrea) Aemiliana, magazzino annonario costruito probabilmente da Scipione Emiliano nel 142 a.C., e che dovette servire soprattutto come deposito del grano destinato alle distribuzioni gratuite alla plebe romana.
Qui doveva trovarsi la Cella Lucceiana (seconda metà del II sec. d.C.) nota attraverso un’epigrafe.


Roma



Qui dovevano trovarsi, fin da età molto antica, i magazzini del sale ("Salinae") e, alle pendici del colle, sono avanzi di età imperiale che potrebbero forse appartenere a edifici di stoccaggio.

Emporium e Porticus Aemilia (carta n. 5)

L’antico porto di Roma, situato sulla riva sinistra del Tevere, nell’ansa che fronteggia il Velabro e il Foro Boario, non aveva alcuna possibilità di espansione, stretto com’era tra quartieri già intensamente edificati. Quando, dopo la seconda guerra Punica, ebbe inizio una fase di intenso incremento demografico e commerciale per la città, fu necessario cercare spazio per la realizzazione di un nuovo complesso portuale, che fosse all’altezza delle necessità che allora si presentavano.
Il punto più adatto era la pianura, interamente libera, a sud dell’Aventino: qui i censori del 193, Lucio Emilio Lepido e Lucio Emilio Paolo, costruirono il nuovo porto (Emporium) e la retrostante Porticus Aemilia. Successivamente, i censori del 174 lastricarono di pietra l’Emporio, lo suddivisero con barriere, creando scalinate di discesa al Tevere. Inoltre, completarono la Porticus Aemilia.


Roma


Ci sono rimasti importanti elementi della Porticus Aemilia nella zona a sud di via Marmorata, tra questa e via Franklin. La pianta marmorea Severiana la rappresenta con notevole precisione.

Si trattava di un immenso edificio in opera incerta di tufo, lungo 487 m e largo 60, (1600 x 200 piedi), suddiviso da 294 pilastri in una serie di ambienti, disposti su sette file nel senso della profondità, che formavano 50 navate, larghe 8,30 m ciascuna, coperte da una serie di volticelle aggettanti le une sulle altre. La superficie utilizzabile, calcolata dal Le Gall, superava i 24.900 mq. dandoci una misura del volume di importazioni nei primi decenni del II secolo a.C.
Questo edificio, in stretta connessione con il porto, era evidentemente il magazzino di deposito delle merci in arrivo. Esso distava dal fiume circa 90 metri: questo spazio fu via via colmato, in seguito, e soprattutto in età traianea, da altre costruzioni.


Roma


Tutta la pianura del Testaccio, man mano che crescevano i bisogni della città, si andò colmando di edifici, in particolare di magazzini annonari. Quando a partire dai Gracchi, ebbero inizio le distribuzioni gratuite di grano e di altri generi alimentari alla popolazione della città, fu necessario costruire nuovi magazzini: sorsero così gli Horrea Sempronia, Galbana, Lolliana, Seiana, Aniciana.
I meglio conosciuti sono gli Horrea Galbana (il nome repubblicano era Horrea Sulpicia), una parte dei quali è rappresentata negli stessi frammenti della pianta Severiana in cui appare la Porticus Aemilia, dietro di questa con orientamento diverso. L’edificio costruito interamente in reticolato di tufo era organizzato attorno a tre grandi cortili rettangolari porticati, sui quali si aprivano lunghi ambienti.


Roma


La collina artificiale detta Testaccio, cioè Mons Testaceus "monte dei cocci", è alta circa 54 metri sul livello del mare (30 al di sopra della zona circostante), con una circonferenza di 1 chilometro e una superficie di circa 20.000 mq. Essa è di forma grosso  modo triangolare ed occupa parte dell’angolo compreso tra le Mura Aureliane e il fiume, all’estremo sud della città. La collina si andò formando con gli scarichi delle anfore, che contenevano i prodotti importati nel porto di Roma.


Roma


A valle della villa della Farnesina sono venute alla luce le rovine delle "cellae vinariae Nova et Arruntiana Caesaris nostri", come indicato da un’iscrizione del 102 d.C.


Roma


La zona di Trastevere a valle del Ponte Emilio nella Forma Severiana (lastre 27-28-33-34) appare in gran parte occupata da magazzini: possiamo collegare questa situazione allo sviluppo stesso del quartiere e al suo carattere artigiano.

In questa zona possiamo individuare la Cella Civiciana in via del Porto di Ripa Grande e la Cella Saeniana testimoniata da epigrafi trovate subito a monte della ferrovia.
Recentemente, scavi della Soprintendenza archeologica di Roma nel deposito dei tram a Porta Portese hanno portato alla luce i resti di magazzini e abitazioni databili tra il II e il IV secolo d.C.


Roma


Nelle aree golenali sottostanti la chiesa di Santa Passera, si intuisce la presenza di murature pertinenti forse a magazzini. Tutte queste strutture erano in stretto collegamento con la via Campana.


Roma


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