Installazioni portuali a Roma




 


Introduzione

La città di Roma, fin dalle epoche più antiche, era attrezzata con una serie di approdi lungo il fiume Tevere. Soprattutto a partire dall’età Repubblicana, tali approdi divennero vere e proprie installazioni fisse dotate di importanti infrastrutture. In particolare, tutta la zona meridionale a valle dell’isola Tiberina, su ambedue le rive, ma soprattutto sulla sinistra, può essere considerata come la grande area portuale della capitale.


River Harbour


Il porto militare

Il porto militare di Roma è noto unicamente grazie alle scarse notizie pervenuteci dalle fonti scritte mentre non è stato ancora localizzato con precisione sul terreno.



Function Military


Tito Livio ricorda che i Navalia si trovavano di fronte ai campi di Cincinnato (Liv., III, 26) ovvero nel Campo Marzio. Secondo la tradizione nei Navalia vennero portate le navi di Anzio (337 a.C.) mentre i loro rostri servirono per abbellire la tribuna del Foro Romano (Liv., VIII, 14, 12).
Nel 191 a.C. Attilio Regolo fu incaricato del rimessaggio di queste navi e nel 172 a.C. si restaurarono le vecchie quinqueremi (Liv., XXXVI, 2; XLII, 27). Nel Navale, secondo Procopio (Procop., Bell. Goth. IV, 22, 8), era conservata la grande nave di Enea.



Selected Written Sources


Storia di Ricerca

La localizzazione dei Navalia è oggetto di disputa tra i topografi. Lo Hülsen (1896) parla di "Navalia superiora" nel Campo Marzio" e di "Navalia inferiora" nel Foro Boario. Il Cressedi (1949-51) si rifà a questa ipotesi e colloca i Navalia superiora in corrispondenza di un molo, scoperto nel 1890 nella zona dell’ex teatro Apollo a valle di Ponte Elio (Marchetti 1891). Le Gall (1953) ritiene, invece, che non esistessero due Navalia ma uno solo la cui localizzazione, sulla base del calcolo dell’area occupata delle imbarcazioni (340 m. di lunghezza per 50 quinqueremi), andrebbe ricercata presso lungotevere dei Vallati, tra Ponte Garibaldi e Ponte Sisto. Il Coarelli (1968: 37) li posiziona  . immediatamente a monte dell’estremità dell’isola Tiberina, nel Campo Marzio meridionale, su un’area lunga non meno di 500 m.


 


Il porto commerciale

Nell’area urbana di Roma, documentazioni epigrafiche e testimonianze storiche ci tramandano i nomi di numerosi porti. Gli studiosi sono giustamente propensi a riferire questi nomi non a strutture portuali distinte ma a denominazioni date a determinati tratti di banchine specializzate nella ricezione e nello smistamento di particolari mercanzie o in rapporto topografico con aree di magazzini di specifici prodotti.
In linea generale, possiamo dire che i porti di Ripa Grande (a Sud) e Ripetta (a Nord) esistenti fino alla metà dell’800 trovano una certa corrispondenza nella situazione antica.
Il grande porto commerciale della capitale va ricercato dunque nel Foro Boario (il Portus Tiberinus) e nella zona di Marmorata e Testaccio (Emporium) dove, a partire dal II secolo a.C., Portus Tiberinus si è andato ampliando.
Isolato e di modesta rilevanza è lo scalo, di cui rimangono resti di scarichi e di argini, nella parte Nord. Quest’ultimo, forse, rispondeva principalmente alle esigenze di un commercio interno, quale, per esempio, quello relativo al tufo dell’Aniene.

Il porto era principalmente costituito da banchine con piani inclinati, scale, anelli per ormeggio. Si tratta di "ripae" costruite lungo gli argini del fiume. In stretta connessione con quest’ultime si trovavano i magazzini ("horrea", "cellae") per lo stoccaggio delle merci.

A valle della zona individuata come centro del traffico portuale, ovvero a valle del porto urbano, si ha la testimonianza di una fascia attrezzata, su ambedue le rive, per lo sviluppo di almeno 2 km. Anche in questo caso si tratta di "ripae" costruite in opera cementizia o quadrata, parzialmente provviste di piani inclinati e anelli di ormeggio.
Questi apprestamenti si possono considerare come un’appendice del porto urbano, potendo servire come scali sussidiari o banchine di attesa. In particolare è da notare una connessione con le vie Ostiense e Campana, attraverso le quali le merci potevano essere introdotte in città.


Function Commercial


Rassegna topografica (riva sinistra)

alla fine del II secolo a.C. Esso era posto in posizione leggermente obliqua rispetto alla corrente del fiume, era lungo m. 50, largo 13,30, alto 6,50 ed era costruito in opera quadrata di tufo di Grottaoscura e dell’Aniene. La testata era, invece, in lastre di travertino.



 


Molo a monte del Ponte Elio

A monte di Ponte Elio, fu messo in luce negli anni 1890-91 un molo databile alla fine del II secolo a.C. Esso era posto in posizione leggermente obliqua rispetto alla corrente del fiume, era lungo m. 50, largo 13,30, alto 6,50 ed era costruito in opera quadrata di tufo di Grottaoscura e dell’Aniene. La testata era, invece, in lastre di travertino.



Pier


A oriente rimanevano i resti di un largo marciapiede e di una palizzata.

Località "ad Ciconias nixas" (carta n. 2)


Quay


Nel Campo Marzio nord-occidentale, tra ponte Elio e Ripetta, era la località detta "ad Ciconias nixas", dove avveniva lo sbarco del vino che veniva trasferito nei portici (forse criptoportici) del tempio del Sole di Aureliano. Rougé suppone che siano da cercare in questa zona il Portus Vinarius e il Forum Vinarium.

Qui erano anche dislocate le officine dei marmorari, testimoniate dal rinvenimento di marmi grezzi o in corso di lavorazione e i porti collegati alla produzione di laterizi, quali il Portus Corneli, il Portus Licini, il Portus Parrae e il Portus Neap(olitanus).


Warehouse


Portus Tiberinus

A sud del foro Olitorio si trovava il più antico porto commerciale della città, il portus Tiberinus, che doveva essere delimitato a valle dal Ponte Emilio e a monte dal Ponte Fabricio, occupando quindi uno spazio di circa 8000 mq.

Il porto tiberino si sviluppò presso il Foro Boario laddove la corrente del Tevere è resa più tranquilla dalla interposizione dell’Isola Tiberina.



Questi caratteri geomorfologici favorirono prima la formazione di un traghetto e poi di un ponte (Pons Sublicius). Il luogo, inoltre, doveva essere particolarmente favorevole al ricovero delle imbarcazioni e doveva sfruttare un’ampia ansa del fiume, oggi scomparsa.


 


Si tratta probabilmente del più antico porto fluviale di Roma. Qui si trovava un emporio regolarmente frequentato almeno dall’VIII secolo a.C. da commercianti del bacino mediterraneo, provenienti soprattutto dalla Grecia e dalle sue colonie, in particolare dagli Euboici della vicina isola di Ischia, come testimoniato dagli scavi del tempio arcaico della Mater Matuta, scoperto sotto la cosiddetta "Area Sacra di S. Omobono" che si trova a livello della sponda del ramo sinistro del fiume.
Il porto tiberino venne rinnovato e sistemato insieme con il vicino ponte Emilio dai censori del 179 a.C. mentre Traiano intervenne con un nuovo restauro.

Collegato al porto è l’edificio rettangolare noto come Tempio della Fortuna Virile, ma nel quale si può identificare con certezza il tempio di Portunus che nella sua forma attuale risale al I secolo a.C.
Un altro tempio collegato all’area portuale è quello a pianta circolare di Hercules Victor, detto Olivarius. Esso fu fondato da un mercante romano, arricchitosi probabilmente con il commercio dell’olio, Marcus Octavius Herrenus. Ercole era infatti il patrono della corporazione degli oleari, i mercanti d’olio.


 


I lavori per la costruzione del Palazzo dell’Anagrafe negli anni 1936-1937, rivelarono un quartiere di magazzini di età traianea, costruiti interamente in laterizio e travertino. Resti simili sono stati scoperti sull’altro lato della strada (e sono ancora visibili nei cortili degli edifici moderni). Tutto questo complesso potrebbe identificarsi con un rifacimento imperiale degli (Horrea) Aemiliana, magazzino annonario costruito probabilmente da Scipione Emiliano nel 142 a.C., e che dovette servire soprattutto come deposito del grano destinato alle distribuzioni gratuite alla plebe romana.
Qui doveva trovarsi la Cella Lucceiana (seconda metà del II sec. d.C.) nota attraverso un’epigrafe.


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Banchine sotto l’Aventino

Dalla Forma Severiana (lastra 27) si rilevano sistemazioni della riva, forse anche in funzione portuale, nella zona a valle del Foro Boario lungo la stretta fascia che si trova alla base dell’Aventino.


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Qui dovevano trovarsi, fin da età molto antica, i magazzini del sale ("Salinae") e, alle pendici del colle, sono avanzi di età imperiale che potrebbero forse appartenere a edifici di stoccaggio.

Emporium e Porticus Aemilia (carta n. 5)

L’antico porto di Roma, situato sulla riva sinistra del Tevere, nell’ansa che fronteggia il Velabro e il Foro Boario, non aveva alcuna possibilità di espansione, stretto com’era tra quartieri già intensamente edificati. Quando, dopo la seconda guerra Punica, ebbe inizio una fase di intenso incremento demografico e commerciale per la città, fu necessario cercare spazio per la realizzazione di un nuovo complesso portuale, che fosse all’altezza delle necessità che allora si presentavano.
Il punto più adatto era la pianura, interamente libera, a sud dell’Aventino: qui i censori del 193, Lucio Emilio Lepido e Lucio Emilio Paolo, costruirono il nuovo porto (Emporium) e la retrostante Porticus Aemilia. Successivamente, i censori del 174 lastricarono di pietra l’Emporio, lo suddivisero con barriere, creando scalinate di discesa al Tevere. Inoltre, completarono la Porticus Aemilia.


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Porticus Aemilia

Ci sono rimasti importanti elementi della Porticus Aemilia nella zona a sud di via Marmorata, tra questa e via Franklin. La pianta marmorea Severiana la rappresenta con notevole precisione.

Si trattava di un immenso edificio in opera incerta di tufo, lungo 487 m e largo 60, (1600 x 200 piedi), suddiviso da 294 pilastri in una serie di ambienti, disposti su sette file nel senso della profondità, che formavano 50 navate, larghe 8,30 m ciascuna, coperte da una serie di volticelle aggettanti le une sulle altre. La superficie utilizzabile, calcolata dal Le Gall, superava i 24.900 mq. dandoci una misura del volume di importazioni nei primi decenni del II secolo a.C.
Questo edificio, in stretta connessione con il porto, era evidentemente il magazzino di deposito delle merci in arrivo. Esso distava dal fiume circa 90 metri: questo spazio fu via via colmato, in seguito, e soprattutto in età traianea, da altre costruzioni.


Warehouse


Emporium

L’Emporium lungo il Tevere fu scoperto negli anni 1868-1870, nel corso di lavori di arginatura, e fu riesplorato nel 1952 (alcuni tratti sono ancora visibili incastrati nel muraglione di Lungotevere Testaccio).

Si trattava di una banchina lunga circa 500 metri, per una profondità di 90, con gradinate e rampe che scendevano al fiume.


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Sul fronte della banchina erano murati grandi blocchi di travertino sporgenti, muniti di fori per ormeggiare le navi. Le strutture, per lo più in opera mista, appartengono ad un rifacimento di età traianea.


Mooring equipment


Magazzini annonari

Tutta la pianura del Testaccio, man mano che crescevano i bisogni della città, si andò colmando di edifici, in particolare di magazzini annonari. Quando a partire dai Gracchi, ebbero inizio le distribuzioni gratuite di grano e di altri generi alimentari alla popolazione della città, fu necessario costruire nuovi magazzini: sorsero così gli Horrea Sempronia, Galbana, Lolliana, Seiana, Aniciana.
I meglio conosciuti sono gli Horrea Galbana (il nome repubblicano era Horrea Sulpicia), una parte dei quali è rappresentata negli stessi frammenti della pianta Severiana in cui appare la Porticus Aemilia, dietro di questa con orientamento diverso. L’edificio costruito interamente in reticolato di tufo era organizzato attorno a tre grandi cortili rettangolari porticati, sui quali si aprivano lunghi ambienti.


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Recentemente, è stato dimostrato che questa era solo una parte dell’edificio, quella destinata ad abitazione degli schiavi ("ergastula"). I magazzini veri e propri erano più a est, tra gli "ergastula" e la collina di Testaccio.


Dwelling


Monte Testaccio

La collina artificiale detta Testaccio, cioè Mons Testaceus "monte dei cocci", è alta circa 54 metri sul livello del mare (30 al di sopra della zona circostante), con una circonferenza di 1 chilometro e una superficie di circa 20.000 mq. Essa è di forma grosso  modo triangolare ed occupa parte dell’angolo compreso tra le Mura Aureliane e il fiume, all’estremo sud della città. La collina si andò formando con gli scarichi delle anfore, che contenevano i prodotti importati nel porto di Roma.


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Arginature presso la Basilica di S. Paolo

Presso la Basilica di S. Paolo, prima e dopo il Ponte Marconi, vennero alla luce i resti di grandi arginature per una lunghezza di oltre 22 m., ovvero di un grosso muraglione in opera reticolata di tufo fatto a scarpa con pendenza rilevante verso il Tevere.


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Il vicus Alexandri

Poco più a sud, si trovava l’antico porto del Vicus Alexandri dove approdavano le navi di grande portata le quali risalendo il Tevere non potevano raggiungere gli scali urbani. Qui fu sbarcato nel 357 l’obelisco fatto trasportare dall’imperatore Costanzo da Tebe e collocato nella spina del Circo Massimo (ora al Laterano).


 


In questo punto sono stati rinvenuti in vari periodi resti di banchine, magazzini ed edifici. La località è ricordata nella cartografia del XVII-XIX secolo, come "porto della pozzolana" e, in effetti, nelle immediate vicinanze è attestata la presenza di estesi banchi di tufo friabile.


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Rassegna topografica (riva destra)

A valle della villa della Farnesina (carta n. 8) A valle della villa della Farnesina sono venute alla luce le rovine delle "cellae vinariae Nova et Arruntiana Caesaris nostri", come indicato da un’iscrizione del 102 d.C.


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Trastevere

La zona di Trastevere a valle del Ponte Emilio nella Forma Severiana (lastre 27-28-33-34) appare in gran parte occupata da magazzini: possiamo collegare questa situazione allo sviluppo stesso del quartiere e al suo carattere artigiano.

In questa zona possiamo individuare la Cella Civiciana in via del Porto di Ripa Grande e la Cella Saeniana testimoniata da epigrafi trovate subito a monte della ferrovia.
Recentemente, scavi della Soprintendenza archeologica di Roma nel deposito dei tram a Porta Portese hanno portato alla luce i resti di magazzini e abitazioni databili tra il II e il IV secolo d.C.


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Presso il Ponte del Mattatoio

I resti di una banchina sono stati ritrovati presso il Ponte del Mattatoio.


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Zona di Pietra Papa, a monte del Ponte Marconi

Nel tratto a monte dell’odierno Ponte Marconi è testimoniata una notevole variazione del corso del fiume, che ha insabbiato la riva destra erodendo e sorpassando le opere di difesa della riva sinistra.
In questa zona durante gli scavi condotti negli anni 1939-40, lo Iacopi ha individuato un importante ed articolato complesso di edifici delimitato verso il fiume da un lungo argine in opera mista munito di pietre d’ormeggio in travertino.



Mooring equipment



Nella zona immediatamente di fronte, i resti della banchina di sinistra restano parzialmente visibili durante i periodi di magra del fiume. Altri tratti di fondazione e di murature, si individuano lungo le due rive procedendo verso valle, in zone che non sono state ancora interessate da lavori di sistemazione golenale, ma che certamente celano importanti resti. Inoltre, vi sono anche altri resti nel centro dell’attuale letto del fiume.


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Zona di S. Passera

Il fenomeno di erosione della riva destra, ha messo in evidenza un lungo tratto di fondazione in opera cementizia relativa a banchine di attracco.


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In questo luogo, si sono individuate pietre d’ormeggio in travertino, strutture con rivestimenti in tufo di banchine.


Mooring equipment


Nelle aree golenali sottostanti la chiesa di Santa Passera, si intuisce la presenza di murature pertinenti forse a magazzini. Tutte queste strutture erano in stretto collegamento con la via Campana.


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Bibliography


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