Il porto fluviale a Ostia




 


Introduzione

Ostia fu costruita in riva al mare e lungo il Tevere; oggi il mare si trova a più di due miglia di distanza a causa dei sedimenti depositati alla bocca del fiume e la sabbia trasportata dalla correnti litoranee.

Il fiume, inoltre, ha cambiato il suo corso. Nelle mappe degli inizi del XVI secolo, il Tevere segue un andamento parallelo al Decumano, a partire da Tor Boacciana.  Poco a est di Porta Romana curva vistosamente e ritorna davanti al castello che venne costruito per il suo controllo.  Invece, dopo un’inondazione particolarmente forte nel 1557, il fiume abbandonò il suo letto. Il meandro si spostò verso ovest e l’antico letto divenne una depressione paludosa detta "fiume morto", finché non venne colmata con terra e macerie nel XIX secolo. Il suo tracciato può essere seguito grazie alle fotografie aeree e parzialmente sul terreno.


Sea / River Harbour



Ostia era collegata a Roma dalla Via Ostiense, che da Porta Romana, raggiungeva Roma passando attraverso le mura Aureliane dalla porta oggi nota quale Porta San Paolo e attraverso le mura repubblicane attraverso la Porta Trigemina. Il Tevere assicurava il collegamento via acqua.

(Keyword: river harbour)
Il porto fluviale fu fondato lungo il Tevere ed entrambe le rive destra e sinistra furono equipaggiate per sostenere un traffico d’imbarcazioni su larga scala. L. Bertacchi (1960) ha avanzato l"ipotesi che il Tevere non seguisse il corso generalmente accettato durante il periodo imperiale, e che il porto repubblicano debba essere ricercato nella laguna a sud-est dell’insediamento moderno, zona che dall’epoca medievale al XIX secolo è nota come "Stagno di Ostia". Probabilmente un braccio del Tevere o un canale si collegava a questa laguna che doveva avere poi uno sbocco a mare presso Tor Paterno. La laguna, ovvero il "lacus Ostiae", era anche sfruttata per la produzione del sale.


Sea / River Harbour


The river harbour


Abbiamo due descrizioni del porto alla foce del fiume.
Dionigi di Alicarnasso, (Dion. Hal. III, 44), che scrive nel I secolo secolo a.C., offre la descrizione più positiva:
"Dato che il Tevere si presta a far arrivare navi di grande tonnellaggio fino a Roma favorendo rapporti con mercanti stranieri, Anco Marcio fondò un porto comodo e adatto anche al naviglio più grande. Questo si poté fare con facilità grazie alla posizione del fiume nell’area della foce che, con le sponde molto aggettanti in mare, dà luogo ad ampie rive. Il fiume poi non è mai ostruito dall’insabbiamento marino e alla foce non si dissolve in aree paludose, ma, restando sempre in un unico alveo porta le navi fino al mare dove sbocca all’altezza del faro. Così il naviglio grande fino a 3000 anfore entra agevolmente nella foce e raggiunge Roma per mezzo dei remi o del traino. Quando vi sono bastimenti di tonnellaggio superiore, vengono messi alla fonda davanti alla foce e scaricati per mezzo di battelli fluviali. Il fiume si allarga notevolmente alla sua foce e forma una larga insenatura, come per i migliori porti marittimi".

Il suo contemporaneo Strabone (231, 2) enfatizza invece gli svantaggi:
"Ostia è senza porto a causa dell’insabbiamento prodotto dal Tevere, poiché esso è arricchito da numerosi affluenti. Benché l’ancoraggio alla foce significhi un grande pericolo per le imbarcazioni commerciali, la prospettiva del guadagno prevale; e infatti il traffico continuo di battelli che ricevono i carichi e ne portano altri in cambio permette alle imbarcazioni di ripartire senza indugio prima di raggiungere il fiume, o ancora, dopo essere state parzialmente scaricate, risalgono il Tevere fino a raggiungere Roma".

Non esiste una vera e propria contraddizione tra i due racconti. La bocca del fiume era navigabile per le imbarcazioni di piccolo tonnellaggio, mentre le grandi imbarcazioni, soprattutto quelle utilizzate per il trasporto del grano dovevano ancorare al largo. Il Tevere trasportava grandi quantità di detriti che si depositavano lungo la costa rendendo difficile l’accesso per le imbarcazioni con un grande pescaggio.

L’insabbiamento non rappresentava il solo problema. Il fiume era largo soltanto 100 metri. Le imbarcazioni di piccolo tonnellaggio avevano spazio per manovrare, mentre soprattutto a causa dell’aumento dei traffici nella tarda Repubblica, diventava sempre più difficile gestire imbarcazioni di dimensioni maggiori, specialmente quando il grano arrivava da lontano. Il porto fluviale era troppo limitato per i bisogni della Roma imperiale.

I resti archeologici
Sfortunatamente, sono scarsi i resti archeologici che possano essere messi in relazione con il porto fluviale di Ostia. Le diverse evidenze sono state raccolte qui di seguito.

Cippi di confine lungo la riva del fiume
Cinque cippi di confine erano allineati lungo il lato settentrionale del Decumano. Tutti recavano la stessa iscrizione:
"C. Caninius C. f. pr(aetor) urb(anus) de sen(atus sent(entia) poplic(um Ioudic(avit)".
Essi coprono una larghezza di circa 600 metri. Immediatamente accanto il cippo più occidentale ne fu aggiunto più tardi un altro che segnalava la fine della zona pubblica:
"privatum ad Tiberim usque ad aquam".
Secondo Meiggs (1973) lungo questa stretta sponda fluviale i mercanti in epoca repubblicana scaricavano le loro merci.


River Harbour


Il cd. Porto republicano


Nel 1954, scavi archeologici hanno portato alla luce una parte di un molo di dimensioni ragguardevoli, lungo 100 m. e largo 15 m. Esso è stato interpretato quale parte del porto repubblicano di Ostia (Scrinari 1985).


Pier


Coffer dam


Il muro è spesso oltre 2 metri, costruito in cementizio con larghi blocchi in tufo. Rimangono le tracce in negativo delle traverse lignee che costituivano i cassoni lignei di fondazione.


Coffer dam


Arginature fluviali


Nel XIX secolo vennero rintracciate su entrambe le sponde del Tevere tra il Foro e Tor Boacciana resti di arginature. Attualmente ne è visibile soltanto un piccolo tratto, di fronte a Tor Boacciana sulla riva destra.


Quay


Il faro alla foce del Tevere


Un faro doveva guidare le imbarcazioni verso il porto fluviale. Tor Boacciana risale all’epoca medievale, ma conserva un nucleo romano, della fine del II o degli inizi del III secolo d. C. Non ci sono tracce di resti romani all’intorno; ma sia la forma che la posizione suggeriscono che doveva trattarsi, in epoca romana, di un faro o di una torre d’avvistamento (Meiggs 1973: 279).


Lighthouse


Una cisterna per il rifornimento delle navi


Una grande cisterna, lunga 36 metri e larga 26, si conserva al di sotto dei Bagni di Nettuno sul lato settentrionale del Decumano, a metà strada tra Porta Romana e il Foro. Quando i bagni furono costruiti sotto Adriano questa cisterna non venne più utilizzata. Sebbene sia stata chiamata repubblicana essa data all’inizio dell’Impero. Non c’è traccia di altre cisterne simili a Ostia e questa grande riserva d’acqua doveva risolvere un problema specifico. Una tubatura in piombo corre dall’angolo nord-ovest in direzione nord-est  verso il fiume. Gismondi ha suggerito che la cisterna venne costruita per rifornire di acqua potabile le navi che erano ormeggiate lungo la sponda del Tevere.


 


Il cd. Navale


Accanto al cd. palazzo imperiale nella parte occidentale della città, vicino alla sponde fluviale, una serie di ambienti stretti e profondi coperti a volta erano stati interpretati quali banchine repubblicane.

Un’inscrizione del secondo secolo ricordava il restauro di un "navale a L. Coilo aedificatum"
Sembrò quindi normale associare questi ambienti con l’iscrizione: la forma arcaica del nome, infatti, suggeriva una datazione all’età repubblicana.
Secondo alcuni resoconti sembrava che questi ambienti voltati raggiungessero il fiume, e che potessero essere utilizzati per ricoverare le navi (Carcopino 1911; Paschetto 1912: 346).
Nel 1952 grazie ad un abbassamento del livello del fiume, che normalmente ricopriva le rovine, fu possibile un esame più approfondito. È stato così escluso il loro utilizzo come ricoveri per le navi (Meigss 1973: 126).


Shipyard


The warehouses

Sarebbe stato impossibile inviare a Roma in una sola volta tutti i carichi che arrivavano nel porto. La sola soluzione pratica era quella di immagazzinare il grano e inviarlo poco per volta nella capitale con delle imbarcazioni fluviali.
Quattro grandi horrea possono essere identificati quali magazzini per il grano a Ostia e l’emblema del modius sull’ingresso di un’altra costruzione che però è stata largamente distrutta dal fiume può costituire l’indicazione per un quinto granaio.

I cd. Horrea di Hortensius, a sud del Decumano di fronte a teatro, sono uno di questi granai. Gli altri si trovano vicino al fiume. Tre di essi presentano la stessa planimetria. Le stanze di immagazzinamento si aprono sui quattro lati di un colonnato o di un portico che circonda un ampio spazio aperto. La capacità di immagazzinamento è aumentata dall’aggiunta di un secondo piano che ripete la pianta del piano terra.
Gli Horrea Antonini (della fine del II secolo) si rifanno alla pianta dei magazzini traianei nel porto di Traiano: gli ambienti d’immagazzinamento si affrontano in una serie di blocchi, e l’area aperta tra i blocchi è ristretta.
Due dei magazzini per il grano vennero costruiti poco dopo il completamento del nuovo porto; i Grandi Horrea vennero ricostruiti nel tardo II secolo per raddoppiare la loro capacità e un quarto venne probabilmente aggiunto sotto Commodo.
Non tutti gli horrea di Ostia erano utilizzati per il grano, ma magazzini temporanei dovevano anche essere previsti per l’olio e il vino e per altre merci.

 



Warehouse


Il Piazzale delle Corporazioni: uffici per i marinai e i mercanti


Il Piazzale delle Corporazioni ci fornisce un’immagine impressionante dell’attività commerciale della colonia.

Il doppio colonnato è contemporaneo alla costruzione del teatro sotto Augusto. Nel suo stato attuale sessantuno piccoli ambienti si aprono sul colonnato. Sul pavimento davanti alla maggior parte di essi si trovano dei mosaici, databili alla fine del II secolo d.C., che illustrano l’occupazione dei proprietari ovvero si riferiscono soprattutto al commercio transmarino e specialmente al commercio del grano. Al di sotto se ne conserva una serie più antica.



Administration building


Bibliografia

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Bibliography


Author

Giulia Boetto


 


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