Il Porto di Traiano |
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Introduzione
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Porto Fluvio-marittimo
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Un
sistema di canali (tra cui la Fossa Traiana, l’odierno canale di Fiumicino),
collegavano il porto con il Tevere e quindi con la capitale. La via Portuense,
inoltre, assicurava il collegamento via terra. Un’altra strada, chiamata più tardi via Flavia-Severiana, collegava il porto di Traiano ad Ostia. Essa attraversava l’Isola Sacra, ovvero il territorio compreso tra il braccio naturale del Tevere, a sud, e la Fossa Traiana, a nord. |
Canale
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Topografia |
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Il bacino esagonale![]() ![]()
Il bacino del porto di Traiano ha una forma esagonale di 358 m di lato. La superficie
totale misura all’incirca 33 ettari. La forma esagonale fu ritenuta dai progettisti
la più sicura dal punto di vista strutturale e la più idonea allo
svolgimento contemporaneo delle molteplici operazioni di attracco delle navi,
carico scarico e trasporto delle merci. L’assetto attuale dell’invaso è il risultato della bonifica completata negli anni 30, quando i lati dell’esagono vennero messi allo scoperto, restaurati e foderati con nuove murature prima dell’immissione dell’acqua pompata direttamente dal Tevere. Il Lanciani, che nel 1868 assisté ai lavori di bonifica, scrive che il fondo del bacino si trovava a cinque metri di profondità media, era inclinato verso il mare ad era lastricato con grandi pietre. |
Bacino
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Le banchine erano sagomate a scarpa per smorzare il moto ondoso che si crea
inevitabilmente anche negli specchi d’acqua interni. Secondo una stima approssimativa,
alle banchine potevano attraccare in prima fila perlomeno 200 navi di grande
tonnellaggio (Testaguzza 1970).
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Banchina
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Le banchine erano munite di diversi anelli d’ormeggio e di alcuni rocchi di
colonna numerati. Quest’ultimi, già segnalati nel XVI secolo dal Peruzzi
e dal Labacco, rimangono di interpretazione incerta.
Il canale d’ingresso |
Attrezzatura per l´ormeggio
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Canale
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I magazzini traianei
I
magazzini traianei vennero progettati e iniziati con il nuovo porto, ma completati
nell’arco di ottant’anni. Il terreno poco coerente su cui vennero costruiti fu consolidato da una fitta trama di cassoni in muratura, colmati con le terre dello scavo del bacino esagonale. I magazzini furono costruiti a blocchi. Una serie di corridoi e cortili interni facilitavano la distribuzione, mentre un sistema di rampe permetteva il trasporto dei carichi ai piani superiori.
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Magazzino
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![]() L’edificio
era caratterizzato da un portico continuo che ne sottolineava il perimetro a
pianterreno e che si apriva direttamente sulle banchine di attracco mettendole
in comunicazione con gli ambienti di stivaggio. Sul portico occidentale si aprivano due ingressi di cui uno monumentale. Si tratta del cosiddetto portico di Claudio (meglio noto come Colonnacce). La sua costruzione è stata attribuita al I secolo per le colonne rozzamente bugnate. In realtà l’impianto è sicuramente traianeo (Verduchi 1992). ![]()
![]() Le
banchine, più volte restaurate in epoca antica, conservano ancora le
rampe per la discesa in acqua. |
Banchina
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![]() ![]() ![]() Inoltre,
sulla testata orientale, rimangono i resti di alcuni ormeggi per le imbarcazioni
quali basi di colonne in travertino. |
Attrezzatura per l´ormeggio
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Il molo traversoDall’angolo nord occidentale del complesso dei magazzini traianei si staccava un molo, lungo 380 metri per una larghezza di 12 metri. Questo molo traverso doveva avere una funzione di barriera dall’insabbiamento e difesa del canale d’ingresso al bacino esagonale. |
Molo
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Il faro Alla
sua testata, ove oggi si trova una casa colonica, doveva trovarsi un piccolo
faro.
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Faro
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La cd. Darsena
La darsena è un bacino di forma rettangolare con ingresso a nord-est
. Essa misura 227 x 48 metri ed è contornata sugli altri tre lati dai
magazzini traianei. Le sponde sono sagomate a scarpa per smorzare il moto ondoso. Si ignorano le caratteristiche del fondo e la profondità. ![]() ![]()
e di collegamento con la Fossa Traiana potrebbe essere definita una "darsena
di evoluzione" per il carico e lo smistamento verso Roma di imbarcazioni di
medio e piccolo tonnellaggio, adatte a risalire il fiume (Verduchi 1999).
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Bacino
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Il canale di collegamento con la Fossa TraianaUn canale si distaccava dal lato meridionale del canale d’ingresso al bacino esagonale collegando il porto di Traiano con la Fossa Traianea. Questo canale, oggi totalmente interrato, è lungo 330 metri ed è largo 25 metri. |
Canale
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La Fossa Traiana![]() La
Fossa Traiana è un canale artificiale, largo 50 metri, che fiancheggiava
a sud il porto di Traiano collegandolo direttamente al Tevere. Oggigiorno essa
è nota quale canale di Fiumicino.
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Canale
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QuayLungo i muri di sponda si trovavano delle banchine per lo scarico delle merci. Si è potuto accertare che parte del banchinamento era costruito su archi. |
Banchina
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Gli edifici sud-orientaliIl sistema di magazzini doveva fiancheggiare il bacino esagonale anche a sud e a est. |
Magazzino
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Dwelling
Si conoscono abitazioni e officine impiantate in epoca tarda nelle strutture
dei magazzini, mentre è in corso di scavo l’importantissima basilica
cristiana di IV secolo, erroneamente riconosciuta in precedenza come lo "Xenodochio"
ossia ricovero per i pellegrini, eretto dal senatore Pammachio nello stesso
periodo.
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Abitazioni
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I magazzini cd. Severiani![]() Nel
settore nord-orientale del porto di Traiano, si trovano i magazzini cd. severiani
che vennero in realtà costruiti in età adraineo-antonina (dal
114 a tutto il II secolo).
L’edificio, dalla inconsueta planimetria a L, fronteggiava il canale principale
d’ingresso al bacino traianeo con il lato lungo mentre con il lato corto parte
di un lato del bacino stesso.
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Magazzino
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Il molo nord-occidentale
Dalla banchina che si trovava davanti ai magazzini cd. severiani, si staccava
un grande molo che veniva così a fiancheggiare a nord il grande canale
d’ingresso al bacino esagonale. Su di esso sono presenti strutture diverse,
fra cui i resti di un impianto termale di epoca non anteriore al IV secolo.
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Molo
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Il molo, lungo 150 metri e largo all’incirca 8 metri, è costituito da gettate di calcestruzzo. |
Cassaforma
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![]() ![]() Inserite
nella gettata di calcestruzzo si notano alcune basi di colonne che dovevano
servire quali ormeggi per le imbarcazioni.
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Attrezzatura per l´ormeggio
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LighthouseLa testata del molo si allargava in una base il cui lato lungo misura 21,8 metri. Qui doveva trovarsi un faro, ancora in parte visibile agli inizi del secolo. |
Faro
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Il palazzo imperiale Ad
angolo retto con il lato nord-orientale dei magazzini cd. severiani si trova
il vasto complesso edilizio noto come palazzo imperiale. Nel passato, esso è stato solo in parte oggetto di scavi, o meglio di recuperi, per l’acquisizione di suppellettili preziose e materiale architettonico di grande qualità. In origine l’edificio aveva un doppio affaccio sia sul porto di Claudio che su quello di Traiano. Dalla parte del bacino di Claudio, era presente una terrazza pensile su archi ciechi. Questa struttura probabilmente risale all’epoca neroniana. ![]() ![]()
Crollati per intero i piani superiori, resta in discreto stato quasi dovunque
la rete sotterranea dei servizi, penalizzata soprattutto dall’incuria e dalle
infiltrazioni delle radici delle piante di alto fusto sviluppatesi sugli interri.
![]() ![]()
L’estensione del complesso, come anche la differenziazione funzionale delle
sue parti (con l’eccezione di due impianti termali), non sono ancora conosciute:
la posizione privilegiata e il fatto che vi giungesse un’apposita deviazione
dell’acquedotto portuense, oltre alla qualità delle decorazioni di cui
ancora ci si meravigliava nel Rinascimento, farebbero pensare a un quartiere
di rappresentanza per i viaggiatori di alto rango, per ambascerie e per le soste
della famiglia imperiale.
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Abitazioni
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I circuiti murari I
pochi resti delle mura sono visibili da terra solo in alcuni punti: il tracciato
in generale è invece ben leggibile nelle planimetrie o nelle foto aeree.
Il porto non ebbe bisogno di essere difeso fino a quando le trasformazioni avviate in tutto l’impero all’inizio del IV secolo incominciarono a ripercuotersi su Roma con una serie di problemi, fra cui quello sostanziale del rifornimento dei generi di prima necessità. Proprio per questa ragione Costantino concesse a Porto, per la sua funzione di deposito annonario, il titolo di civitas e l’autonomia amministrativa da Ostia. ![]() ![]()
Con il doppio obbiettivo di salvaguardare i magazzini e controllare più
strettamente gli accessi alla capitale minacciata dalle continue incursioni
barbariche, tra la fine del IV e gli inizi del V secolo fu eretta una cinta
difensiva delle strutture portuali. Il tracciato delle mura era irregolare perché seguiva una linea spezzata imposta dalla funzionalità: ne rimasero fuori le strutture del porto di Claudio e alcuni edifici di diversa natura. Secondo il sistema tardoantico, per la costruzione si sfruttarono in tutto o in parte alcune preesistenze, che in qualche caso sembravano avere conservato la funzione originaria (per esempio i magazzini cd. severiani). Successivamente, l’aggravarsi della situazione di Roma, con il conseguente calo demografico, e l’intensificazione delle scorrerie resero più prudente il trasporto immediato delle derrate in città, evitando il più possibile gli immagazzinamenti, sempre più difficili da difendere. In quest’ultima fase all’interno del primo circuito di mura se ne eresse un secondo (settore sudorientale), di fatto un vero e proprio castello fortificato a difesa della Fossa Traiana, unico accesso a Roma per via fluviale dopo l’intasamento del Tevere, e secondariamente di quanto rimaneva ancora in funzione dei vecchi impianti.
Di nuovo vennero utilizzate le strutture precedenti, stravolgendone l’assetto
e la funzione originari (in particolare, i magazzini traianei, il cui lato occidentale
ancora conserva le tracce delle reiterate operazioni difensive). Le attività residue si concentrarono in questo settore, che sarebbe rimasto fino al medioevo inoltrato il solo nucleo operativo, mentre gli edifici esterni alle mura furono progressivamente abbandonati. Scavi recenti vi hanno infatti evidenziato numerose sepolture non facilmente databili, ma certo successive al V secolo. |
Difese
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Bibliografia
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AuthorGiulia Boetto |
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