Il relitto di Monfalcone

Giulia Boetto, Franca Maselli Scotti

Vedi questo testo in:

Il luogo di rinvenimento e la datazione dell'imbarcazione

Nel 1972, durante lo scavo di un grande complesso monumentale, forse una villa rustica con annesso impianto termale, in località Lisert presso Monfalcone (Trieste), venne alla luce il relitto di un'imbarcazione antica. La villa era situata nella zona corrispondente all'antica isola nota per la presenza di terme romane e celebrata da Plinio con queste parole: "di fronte al fiume Timavo vi è nel mare una piccola isola con risorgive di acqua calda".

Lo scafo, ubicato a nord dell'edificio, giaceva su un fondale roccioso ed era ricoperto da sedimenti sabbiosi. Scarsi furono i materiali rinvenuti, sicché l'imbarcazione viene datata nell'arco di vita della villa, tra il I e il III secolo d.C.

Scavo, recupero e trattamento dello scafo

Il relitto fu recuperato grazie al concorso di aziende private (la "Siderurgica Monfalconese" e la "Laminati Lisert") che si accingevano alla costruzione di un'ampia area industriale nella zona. Tra il 1973 e l'anno successivo, venne costruita una centina lignea ed un telaio metallico per poter sollevare e trasportare l'imbarcazione. Successivamente, lo scafo fu collocato in una vasca, appositamente costruita a ridosso della Galleria Lapidaria del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, e rimase immerso in acqua dolce per sette anni (dal 1974 al 1981). Colpito dal terremoto del 1976, causa di alcune deformazioni strutturali, lo scafo venne trattato con PEG dal 1981 al 1983.

I resti dello scafo

Attualmente, all'interno della sezione navale del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, i visitatori possono ammirare il fondo dell'imbarcazione lungo 10,7 m e largo 3,8. In mancanza di sicuri indizi strutturali, quali la scassa dell'albero o resti di ruote, oppure dell'attrezzatura di bordo, come le ancore o la pompa di sentina, non è stato possibile stabilire quale delle due estremità fosse la poppa e quale la prua.

La chiglia

La chiglia, a sezione rettangolare, presenta alle estremità delle calettature a palella e denti per il collegamento con gli elementi di poppa e di prua, non conservati.

Il fasciame

I corsi di fasciame sono sei per fiancata. Le tavole, piuttosto spesse (4.5/5.5 cm) e larghe (tra 20 e 40 cm), sono collegate da tenoni incavigliati. Sono stati osservati chiodi metallici nello spessore delle tavole e sulla chiglia.

Le ordinate

All'interno dello scafo, non è presente la classica alternanza tra madieri e semiordinate ma tutte le ordinate sono costitute da madieri rotti in corrispondenza del ginocchio. I trentadue madieri conservati hanno sezione rettangolare, con altezza media di 9 cm e larghezza media di 11 cm, mentre la maglia misura 16.5 cm. I madieri sono collegati al fasciame da caviglie lignee e presentano fori di biscia centrali e laterali.



Il paramezzale

Il paramezzale, lungo 7,3 m, è incastrato sui madieri grazie ad appositi intagli sulla sua faccia inferiore. La sua sezione è rettangolare (larghezza massima 24 cm e altezza 12 cm) e presenta superiormente, a distanza compresa tra 95 e 70 cm, nove incassi quadrangolari per i puntelli che sorreggevano il ponte.

Il rivestimento dello scafo

Durante lo scavo, furono ritrovati alcuni piccoli frammenti di lamine in piombo che potrebbero dimostrare che lo scafo ne era rivestito.

 

Back to the homepage of NAVIS