Il Museo Archeologico Regionale Baglio Anselmi di Marsala (Sicilia)

Rossella Giglio

Vedi questo testo in:

L'edificio del museo

Il museo archeologico è stato installato in un baglio, uno stabilimento tradizionale per la produzione del vino Marsala. L'impianto è stato pienamente funzionante fino al secolo scorso. Il nome baglio deriva dal termine tardo romano vallum o ballium. L'edificio è formato da un quadrilatero di costruzioni aperte su un cortile centrale. Nei due grandi depositi per le botti, caratterizzati da arcate ogivali, sono ospitate le collezioni archeologiche.

L'esposizione

Il museo, parte del Parco Archeologico di Lilibeo, è stato scelto per ospitare la Nave Punica da guerra di Marsala così come i resti archeologici che illustrano la storia della città e dei suoi dintorni, dalla Preistoria al Medio Evo.

Lilibeo (l'attuale Marsala) fu costruita sulla punta estrema della Sicilia occidentale, di fronte alla costa nord africana. Lo stesso nome della città dimostra la sua stretta connessione con la Libia. Nell'Antichità, il sito era celebre, come sappiamo dalle fonti letterarie, per la presenza di una sorgente d'acqua dolce. L'inizio di un vero e proprio centro urbano può essere datato al 397 a.C., quando i sopravvissuti della vicina isola fenicia di Mozia, distrutta dal tiranno Dionisio di Siracusa, fondarono la città. Lilibeo divenne ben presto una rocca forte cartaginese inespugnabile, estesa su una larga area quadrangolare, protetta dal mare e da un'imponente cinta muraria, fortificata da torri.

Durante la Prima Guerra Punica, Lilibeo divenne il fortilizio difensivo più importante della potenza punica in Sicilia. Nel 241 a.C., in seguito ad un trattato di pace, la città fu consegnata ai Romani. Nel corso della Seconda Guerra Punica, i Cartaginesi cercarono di rioccuparla, ma fallirono. Tra la fine del III e l'inizio del I secolo a.C., Lilibeo servì quale base navale per l'espansione contro Cartagine. In epoca romana, la città mantenne la sua importanza come grande e ricco centro commerciale. Durante l'epoca augustea, la città divenne un municipio. Non è certo, invece, se acquisì il rango di colonia sotto l'imperatore Elvio Pertinace oppure sotto Settimio Severo. L'importanza della città è anche attestata da itinerari e carte d'epoca tarda, nelle quali Lilibeo è rappresentata come stazione di posta. All'inizio del V secolo, il centro fu saccheggiato dai Vandali. La presenza di una comunità cristiana nella città romana è documentata a partire dall'epoca di Papa Zosimo, quando fu fondata la diocesi di Lilibeo.

Le collezioni

Il museo è stato creato per la conservazione e l'esposizione della Nave Punica da guerra di Marsala. Dal 1986, ospita anche i materiali archeologici provenienti dalle campagne di scavo intraprese nell'area archeologica di Lilibeo da parte della Soprintendenza archeologica di Palermo e, dal 1987, dalla Soprintendenza di Trapani. Inoltre, il museo espone un ristretto gruppo di reperti dal Museo Regionale 'Agostino Pepoli' di Trapani e dal Museo Whitaker di Mozia.

L'esposizione

L'esposizione è organizzata secondo un ordine cronologico e topografico, ed è articolata in sezioni introdotte da pannelli didattici.



Sala 1

A destra dell'entrata principale, in un'ampia stanza, è esposto lo scafo della Nave Punica. L'esistenza del relitto è stata accertata nel 1971 al largo dell'Isola Lunga, in prossimità di Punta Scario, all'imboccatura nord della Laguna dello Stagnone di Marsala.

Il recupero dei resti lignei e il loro successivo trattamento conservativo e studio furono intrapresi, con l'assistenza di numerose istituzioni internazionali, da un gruppo di archeologi britannici guidati da Miss Honor Frost.

Il relitto, di cui si conservano la parte poppiera e la fiancata di babordo, per circa m 10 di lunghezza, è costituito dal fasciame, rivestito originariamente sul lato esterno da lamine di piombo, con un'ossatura di madieri e semiordinate, in alternanza regolare. In un'ipotetica ricostruzione, è possibile definire la lunghezza di 35 metri, la larghezza di 4,80 m, la stazza dell'ordine di 120 tonnellate. Si trattava di una galera mossa da rematori.

Le linee-guida e i segni dell'alfabeto fenicio-punico, incisi e dipinti sul fasciame, hanno consentito di conoscere la tecnica di costruzione seguita dai mastri d'ascia. L'imbarcazione, a guscio portante, fu costruita con una notevole velocità, quasi in serie, secondo quanto sappiamo da Polibio e Plinio per le navi da guerra.

L'esposizione include anche alcuni reperti rinvenuti sul relitto, tra cui la ceramica, il cordame, le foglie di Cannabis sativa e le pietre di zavorra.

Le informazioni sull'architettura navale fornite da questo relitto sono state integrate dalla prua rostrata di un'imbarcazione punica contemporanea (la cosiddetta Nave Sorella "Sister ship").


Sala 2

Nell'atrio, a sinistra dell'entrata principale, sono esposti alcuni pannelli didattici relativi alla localizzazione geografica del sito, alla storia della città di Lilibeo e alla sua conformazione urbana.

Sala 3

Nella prima vetrina, a sinistra, sono esposti materiali preistorici provenienti dal comprensorio di Marsala e Mazara del Vallo. Di particolare importanza, un grande vaso a fruttiera da Mozia (cultura di Thapsos), strumenti litici da Canneto d'Anna (Paleolitico Superiore) e da Sant'Onofrio (Neolitico Superiore).

Proseguendo a sinistra, le vetrine 2 e 3 contengono numerosi oggetti della Mozia fenicia, incluse un'urna funeraria, due steli dal tophet e numerosi monili. Sono esposti, quindi, alcuni pannelli didattici (fortificazioni, abitato in età punica).

I reperti provenienti dalla ricca necropoli sono disposti secondo un criterio cronologico. Nella vetrina 4 da notare una lekythos con iscrizione punica (III secolo a.C.), uno strigile, una cesoia in ferro, uno specchio in bronzo con custodia in fibra vegetale (III secolo a.C.) e due steli puniche con offerente (IV-III secolo a.C.), ornamenti e oggetti da toeletta.

Nella vetrina 5 sono esposti reperti di ceramica con decorazione sovradipinta del cosiddetto "Gruppo di Lilibeo" (fine del IV - inizio III secolo a.C.). Di particolare interesse sono due lekythoi, una del "Gruppo Lentini-Manfria" e l'altra "Pagenstecher" con figura di cigno. Nella parte centrale della grande vetrina sono esposti, per intero, alcuni corredi funerari provenienti dagli scavi degli anni '70: da notare quello riferibile alla deposizione di un bambino con un vasetto miniaturistico con iscrizione (metà del III secolo a.C.), un cinerario fittile, ispirato a prototipi metallici, che conteneva i resti cremati di una ragazza di circa18 anni (III secolo a.C.).

Nella vetrina successiva è presente un'iscrizione onoraria pubblica rinvenuta a Capo Boeo (II secolo a.C.) e due pavimenti a mosaico, uno con tessere di marmo bianco e l'altro con scaglie policrome, provenienti dall'antico abitato di Lilibeo.

Al centro della sala sono visibili due pavimenti a mosaico: uno con emblema raffigurante un quadrupede, forse uno stambecco (inizi V secolo d.C.) e un altro policromo proveniente dall'insula di Capo Boeo (fine III secolo d.C.), di cui è esposto anche un grande plastico esplicativo. Sempre in posizione centrale, sono esposti una statua maschile acefala (copia romana di un originale greco databile al III secolo d.C.) e una statua virile marmorea (età romano-imperiale).

Nella vetrina 7 sono da notare alcuni lagynoi (fine III-II secolo a.C.) e numerosi bicchieri del tipo "a pareti sottili" (I a.C. - I secolo d.C.), un manico in osso decorato con una Isis Tyche (I secolo a.C.), alcune lamine plumbee iscritte, una tessera hospitalis (I secolo a.C.) e varie anse di anfore con bollo.

Seguono una edicola funeraria a forma di piccolo tempio (naiskos) decorata con scena di banchetto funebre e varia simbologia che ripete tipi punici.

Nella vetrina 8 sono da notare frammenti di cornici architettoniche decorate con motivi vegetali (II secolo a.C.), placchette fittili e varie terrecotte figurate (III-I secolo a.C.).


Nella parete di fondo della sala (vetrina 9) sono esposti resti di piccoli monumenti funerari in tufo, con decorazione policroma.

La fase romano-imperiale di Lilibeo è attestata in una serie di pannelli fotografici che rappresentano la villa di Capo Boeo.


Nella vetrina 11 da notare una piccola statua bronzea (Asclepio?), un tesoretto monetale, un gruppo di lucerne e una piccola statua marmorea ispirata a modelli tardo-ellenistici.


La vetrina 12 contiene un torso femminile di età adrianea e un pavimento in opus sectile.


Le testimonianze di età paleocristiana sono documentate con pannelli fotografici che rappresentano riproduzioni di dipinti e planimetrie dei complessi catacombali.


Nella vetrina 14 sono esposti reperti di età medievale, mentre l'ultima vetrina è dedicata al relitto rinvenuto nel 1983 lungo il tratto di costa sud ovest di Marsala. Da notare, alcune anfore di piccole dimensioni facenti parte del carico.

Sala 4

Questa piccola stanza contiene sette iscrizioni latine, preziose per la ricostruzione della vita della città di Lilibeo.

Il cortile

All'interno del cortile è possibile ammirare parte dello scavo intrapreso durante il restauro del Baglio. I resti, che includono una tomba, una fornace e varie strutture murarie, documentano la notevole frequentazione dell'area sin dal IV secolo a.C.

Indirizzo del museo:
Museo Archeologico Regionale Baglio Anselmi
Marsala (Trapani)
Lungomare Boéo
Tel/fax (+39) 923 952535

Orario di apertura
Lunedì, Martedì, Giovedì e Venerdì 9.00 - 14.00
Mercoledì, Sabato 15.00 - 18.00
Domenica 9.00 - 13.00

Ingresso: L. 4000; Entrata gratuita per i cittadini membri di Paesi dell'Unione europea sotto i 18 e sopra i 60 anni d'età.